Thiesi
Thiesi è un comune di 2776 abitanti della provincia di Sassari. Si trova nella Sardegna nord-occidentale, nella subregione storica del Meilogu. Dista 40 km da Sassari e 50 km da Alghero.
L’area fu abitata fin dall’epoca nuragica, per la presenza sul territorio alcuni nuraghi.
Durante il medioevo appartenne al giudicato di Torres e fece parte della curatoria di Meiulocu. Alla caduta del giudicato (1259) il territorio passò alla famiglia genovese dei Doria. Sul finire del Duecento il territorio fu conteso da questi ultimi, dai Malaspina e dal giudicato di Arborea, che si alternarono nel governare il territorio. Dopo vari scontri tra i Doria, alleati del giudicato di Arborea, e gli aragonesi (tra cui la battaglia di Aidu de Turdu), questi ultimi riuscirono a conquistare, tra gli altri, i territori dell’ex curatoria intorno al 1347.
Nel 1636 il paese fu incorporato nel marchesato di Montemaggiore, feudo dei Manca.
Verso la fine del XVIII secolo in Sardegna si manifestò un importante movimento antifeudale con idee antimonarchiche e rivoluzionarie rappresentato da Giovanni Maria Angioy. Tale movimento ebbe immediatamente un grande seguito a Thiesi dove si manifestò la volontà di non pagare i tributi. Il 24 novembre 1795 le comunità di Thiesi, Bessude e Cheremule stipularono un patto contro il regime feudale chiedendone esplicitamente l’abolizione.[6] Il 17 marzo 1976, sempre a Thiesi fu stipulato un altro patto antifeudale tra 32 villaggi. Giuseppe Benedetto di Savoia conte di Moriana, che era stato nominato governatore di Sassari nel 1799, iniziò una serie di visite ai villaggi e si rese conto dello stato di miseria e delle vessazioni dei feudatari. Per placare gli abusi dei baroni emanò nuove norme per la riscossione dei tributi. Ma i feudatari si rifiutarono di dare applicazione al pregone viceregio. Il feudatario Antonio Manca duca dell’Asinara ordinò le riscossioni: per tutta risposta la popolazione nella notte fra il 22 e il 23 settembre del 1800 organizzarono una manifestazione di protesta. Il giorno seguente il sindaco con una delegazione si recò a Sassari ed informò il viceré circa i fatti accaduti, il viceré promise alla delegazione che sarebbe intervenuto contro il duca dell’Asinara. Ma i tiesini, venuti a conoscenza delle promesse del governatore, non rimasero convinti, perciò si tennero pronti ad ogni evenienza. I loro timori si dimostrarono fondati, infatti furono informati che il governatore stava segretamente organizzando, per il 6 ottobre, una spedizione punitiva contro il villaggio di Thiesi. Dei fatti furono informati anche i villaggi vicini, i quali iniziarono ad organizzare la resistenza. Bessude inviò 150 armati, Banari altri 150 e Thiesi riuscì ad organizzare 500 uomini. Il conte di Moriana aveva affidato il comando della spedizione al cav. Grondona e segretamente aveva convocato tutti i capitani dei miliziani del nord Sardegna perché si mettessero in marcia verso Thiesi, e concesse l’amnistia a tutti quei banditi che avessero partecipato. Da Sassari il 5 ottobre 1800 per tutta la notte accorse gente in armi verso il punto di concentramento; all’alba si ritrovarono in 1500, in massima parte banditi aggregatisi alle truppe regolari. Verso le sette del mattino del giorno 6 ottobre si mossero verso Thiesi. Il paese, difeso da 800 uomini, si preparò ad impedire il saccheggio con ogni mezzo.[7] Lo scontro fu cruento, i rivoltosi furono sopraffatti in breve, caduta molti si rifugiarono nelle chiese, il villaggio fu saccheggiato, molte case incendiate. Alcuni dei rivoltosi non sembravano volersi fermare, sostennero dal campanile un fuoco vivissimo per ore, ma alla fine furono costretti ad uscire dalla chiesa e a consegnare i fucili. Furono arrestati in ventitre. Le truppe regolari cessata la resistenza si ritirarono verso Sassari lasciando il paese in mano ai banditi arruolati per l’occasione. Nell’eccidio perdettero la vita 14 persone, 34 rimasero ferite (due di queste morirono nei giorni seguenti) e furono incendiate quasi totalmente 18 abitazioni.[7] I rappresentanti del clero di Thiesi che erano stati coinvolti nella rivolta furono scagionati, mentre dei rivoltosi catturati alcuni furono impiccati sulle forche di “Mesu e Giagas” il 27 febbraio 1801, altri ancora furono condannati alla galera.
Il paese fu riscattato ai Manca, ultimi feudatari, 1839 con la soppressione del sistema feudale, quando divenne un comune amministrato da un sindaco e da un consiglio comunale.
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